Capitolo I – Numerologia Tantrica

Prima dei numeri: quando il cielo cominciò a parlare

La nostra ricerca sulla Numerologia Tantrica non comincia dalla Numerologia Tantrica.

Comincia molto prima.

Comincia da una domanda che, in fondo, è ancora più semplice di quella dalla quale siamo partiti:

quando l’essere umano ha cominciato a pensare che il numero potesse raccontare qualcosa che andava oltre il numero stesso?

Non sappiamo quale sia stato il primo uomo a porsi questa domanda.

Non sappiamo neppure se sia corretto parlare di un «inizio».

Possiamo però seguire alcune tracce.

E una delle più antiche ci conduce in Mesopotamia.


Il tempo prima di essere un calendario

La Mesopotamia che incontriamo nei documenti più antichi non è ancora il luogo della numerologia che cerchiamo.

È qualcosa di più elementare.

È il luogo nel quale il numero comincia a diventare uno strumento per mettere ordine nella realtà.

Le prime tavolette scritte della Mesopotamia, risalenti alla fine del IV millennio a.C., registrano soprattutto quantità: beni, cereali, distribuzioni, animali, persone.

Il numero nasce quindi, almeno nelle testimonianze che ci sono rimaste, legato alla necessità concreta di contare, confrontare, registrare e conservare memoria.

Ma il passaggio importante avviene quando il numero non serve più soltanto a dire «quanto».

Comincia a servire per dire quando.

E quando il numero entra nel tempo, il rapporto cambia.

Il giorno può essere contato.

Il mese può essere riconosciuto.

Il ritorno della Luna può essere osservato.

Le stagioni possono essere confrontate.

La levata e il tramonto degli astri possono essere registrati.

Il cielo diventa così un grande orologio naturale.

E l’orologio, per essere letto, ha bisogno del numero.


Il cielo come ordine

La Mesopotamia sviluppò nel corso dei secoli una straordinaria attenzione per i fenomeni celesti.

Luna, Sole, pianeti e stelle venivano osservati e registrati.

Non si trattava però soltanto di conoscere il cielo.

Il cielo poteva anche significare.

Questa è una delle svolte fondamentali che dobbiamo comprendere.

Nella cultura mesopotamica si sviluppò una vasta tradizione di testi nei quali determinati fenomeni venivano messi in relazione con eventi futuri. Un fenomeno osservato nel cielo poteva essere considerato un segno.

La domanda non era soltanto:

che cosa sta accadendo?

Poteva diventare:

che cosa ci sta dicendo ciò che sta accadendo?

Questo modo di pensare produsse nel tempo vere e proprie raccolte di presagi.

Il fenomeno osservato veniva messo in relazione con una conseguenza e la relazione veniva conservata nella memoria degli scribi.

Una parte enorme della cultura sapienziale mesopotamica si sviluppò proprio attraverso queste raccolte sistematiche.

Non abbiamo quindi davanti una conoscenza improvvisata.

Abbiamo una cultura che osserva, registra, confronta e costruisce nel tempo una rete di corrispondenze.

È qui che la nostra ricerca comincia a diventare interessante.

Perché corrispondenza è una parola che incontreremo ancora molte volte.


Il numero dentro il cosmo

La numerazione mesopotamica non era uguale alla nostra.

Uno degli elementi più importanti fu il sistema sessagesimale, nel quale il 60 assume una funzione fondamentale.

La scelta non è soltanto una curiosità matematica.

Il sistema permetteva di costruire suddivisioni estremamente utili per il calcolo del tempo e per l’osservazione astronomica.

Ancora oggi dividiamo l’ora in sessanta minuti e il minuto in sessanta secondi.

È una delle lontanissime eredità di quel modo di organizzare il numero.

Ma ciò che interessa alla nostra ricerca non è soltanto l’eredità matematica.

È il fatto che numero e cielo cominciano a essere organizzati insieme.

Il cielo presenta cicli.

Il numero permette di descriverli.

Il tempo rende possibile confrontarli.

E l’osservazione ripetuta permette di cercare regolarità.

Nasce così qualcosa che è molto più vicino alla nostra domanda iniziale.

Non ancora una numerologia.

Ma la costruzione di un mondo nel quale il numero è parte dell’ordine del cosmo.


Osservare, registrare, confrontare

Uno dei testi più importanti della tradizione astronomica babilonese è il MUL.APIN.

È una grande compilazione che raccoglie osservazioni e procedure riguardanti stelle, pianeti, calendario, durata del giorno e della notte, movimenti della Luna, intercalazioni e altri fenomeni celesti.

La sua composizione appartiene al primo millennio a.C., anche se parte dei dati che conserva è più antica.

Ci interessa per un motivo preciso.

Il cielo non viene più considerato come una successione indistinta di fenomeni.

Viene ordinato.

Le stelle vengono collocate.

I fenomeni vengono messi in relazione con il calendario.

Le ricorrenze vengono confrontate.

Le osservazioni vengono trasformate in procedure.

Il cielo diventa leggibile.

E quando qualcosa diventa leggibile, può diventare anche interpretabile.


Il segno e ciò che viene dopo

La divinazione mesopotamica comprendeva diversi sistemi di osservazione dei segni.

Ma la divinazione celeste assunse una particolare importanza.

Il presupposto era che gli eventi celesti potessero costituire segni attraverso i quali il divino comunicava con il mondo degli uomini.

Questo non significa che i Mesopotamici pensassero al cielo come lo pensiamo noi oggi.

E non dobbiamo nemmeno sovrapporre alla loro esperienza le nostre categorie moderne.

Dobbiamo fare qualcosa di più semplice:

guardare come costruivano le loro relazioni.

Un fenomeno.

Un segno.

Una conseguenza.

Una memoria del rapporto.

Una nuova osservazione.

Un confronto.

Una nuova regola.

Nel corso dei secoli, questa rete di relazioni divenne sempre più complessa.


Quando nasce la persona nel cielo

Ed è qui che compare un passaggio che per la nostra ricerca diventerà fondamentale.

A un certo momento la lettura del cielo non riguarda più soltanto il re, il paese, il raccolto o gli avvenimenti collettivi.

Comincia a riguardare anche la nascita dell’individuo.

I Babilonesi produssero infatti oroscopi nei quali la configurazione celeste al momento della nascita veniva messa in relazione con la vita della persona.

Questa forma di astrologia personale è documentata soprattutto dal primo millennio a.C. e rappresenta un passaggio importante.

Per la prima volta, nella linea che stiamo seguendo, troviamo con chiarezza una relazione fra:

il cielo, il tempo della nascita e il destino individuale.

È una relazione che non possiamo ancora chiamare Numerologia Tantrica.

Sarebbe anacronistico.

Ma è una relazione che dobbiamo ricordare.

Perché molti secoli più tardi, quando arriveremo alla tradizione che stiamo cercando, ritroveremo ancora una volta una domanda sorprendentemente simile:

che cosa contiene il momento della nascita?


Non stiamo cercando un’origine che forse non esiste

A questo punto dobbiamo fermarci.

Sarebbe facile costruire una storia lineare:

Mesopotamia → Grecia → India → Numerologia Tantrica.

Ma una storia del genere sarebbe troppo semplice.

Le conoscenze antiche non viaggiavano come un libro che passa da una mano all’altra.

Viaggiavano attraverso persone, commerci, conquiste, migrazioni, lingue, scuole, osservazioni, traduzioni e trasformazioni.

E soprattutto non tutto ciò che compare più tardi deve necessariamente essere nato prima in un altro luogo.

Per questo non cerchiamo il luogo nel quale è nata la Numerologia.

Cerchiamo qualcosa di diverso.

Cerchiamo di capire come, nel corso dei millenni, si sia formata l’idea che numero, tempo, cielo, nascita e destino potessero appartenere a uno stesso ordine di conoscenza.

È una domanda molto più aperta.

Ed è proprio questa apertura che ci permette di proseguire.


Verso occidente

A un certo punto della nostra ricerca incontriamo il mondo greco.

Qui il numero compie un altro passaggio.

Non è più soltanto lo strumento con il quale si conta o si misura il mondo.

In alcune correnti del pensiero greco, e in particolare nella tradizione che verrà associata al pitagorismo, il numero entra anche nella ricerca dell’ordine, dell’armonia e delle relazioni che legano le cose.

Per il nostro percorso ci basta fermarci qui.

La numerologia ellenica seguirà eventualmente una propria strada di ricerca.

In questo libro ci interessa invece soltanto riconoscere che, nel corso dei secoli, idee legate al numero, al cosmo, al tempo e alle relazioni tra le cose attraversano culture differenti, incontrandosi, trasformandosi e assumendo significati nuovi.

È questa la traccia che continueremo a seguire.


Una nuova domanda

Siamo dunque arrivati a una prima soglia.

In Mesopotamia abbiamo incontrato il numero che ordina.

Abbiamo incontrato il tempo che ritorna.

Abbiamo incontrato il cielo che può essere osservato, registrato e letto come segno.

Abbiamo incontrato, infine, la nascita dell’individuo come momento del quale osservare la configurazione celeste.

Nel mondo ellenico incontriamo poi un’altra forma di ricerca:

il numero come relazione e come principio di ordine.

Non abbiamo ancora trovato la Numerologia Tantrica.

Abbiamo però trovato qualcosa che viene prima.

Una lunga ricerca dell’essere umano intorno al numero, al tempo, al cielo e alla propria esistenza.

Ed è seguendo questa traccia, senza pretendere di trasformarla in una linea unica e già definita, che possiamo proseguire verso oriente.

Verso l’India.

E sarà lì che la nostra ricerca incontrerà una tradizione completamente diversa, nella quale il numero entrerà in relazione con l’Anima, il Karma, il Destino e il percorso dell’essere umano.

Ma prima di arrivarci dobbiamo ancora seguire le tracce del viaggio.

Perché il nostro viaggio non è ancora arrivato alla Numerologia Tantrica.

È appena cominciato.

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